Presentato a Londra il nuovo Omega Seamaster del cinquantesimo anniversario di 007

La storia di Piccadilly

L’origine del nome Piccadilly è molto particolare. Tutto iniziò con un tipo di colletti per indumenti molto famosi fra il 1500-1600 che venivano chiamati “piccadillis”.
Un sarto di nome Robert Barker divenne abile nella confezione di questo tipo di colletti, tanto che guadagnò i soldi con cui si comprò il terreno su cui fece costruire un’enorme casa, chiamata Piccadilly Hall, che sorgeva appunto nel luogo dell’odierna Piccadilly Circus.
Il 10 Marzo 1906 fu aperta la stazione della metropolitana, proprio sotto la piazza, la prima inserzione pubblicitaria luminosa risale invece al 1910.
A causa della vicinanza col quartiere di Soho, Piccadilly è sempre stata anche un punto di incontro per le comunità di omosessuali.

Clarence House


Clarence House e’ di proprietà della Corona inglese ed e` una residenza reale.
E’ situata sul Mall nella City di Westminster ed è adiacente a St. James’s Palace.
I due palazzi si condividono il giardino.
La casa è formata da quattro piani, oltre all’attico e il seminterrato.
Ha le pareti rivestite di stucco chiaro.
Dal 1953 Clarence House è stata la residenza della Regina Madre Elisabetta, fino al 2002 anno in cui è deceduta.
Attualmente è l’abitazione ufficiale del Principe di Galles, della Duchessa di Cornovaglia e del principe Harry. Il principe William, che si e` sposato nel 2011, andra` a vivere nel 2013 a Kensington Palace.
E’ stata costruita negli anni tra il 1825 e il 1827 su progetto dell‘architetto John Nash e su richiesta del Duca di Clarence prima di salire al trono, nel 1830, come Guglielmo IV.
La residenza passò poi alla sorella, Principessa Augusta Sofia, e dopo la sua morte a Vittoria di Sassonia-Coburgo-Saalfeld, madre della Regina Vittoria.
Nel 1866 fu l’abitazione di Alfredo di Sassonia .Coburgo-Gotha, Duca di Edimburgo fino alla morte nel 1900.
La ereditò Arturo di Sassonia-Coburgo Gotha, terzo figlio della Regina Vittoria, che vi abitò dal 1900 fino alla morte nel 1942.
Durante la seconda guerra mondiale, Clarence House subì danni da parte dei bombardamenti tedeschi.
All’epoca divenne sede della Croce Rossa e della St. John Ambulance Brigade.
La Principessa Elisabetta e il marito Duca di Edimburgo vi abitarono fino al 1953. Nel 1950 a Clarence House nacque la loro figlia Anna.
La casa ha subito importanti ristrutturazioni, restauro delle facciate, nuovi impianti e decorazioni degli ambienti principali.
E’ aperta al pubblico nei tre mesi estivi.
Attualmente il nome “Clarence House” può indicare l’ufficio privato del Principe di Galles.

La gara

L’idea di una gara tra due barche a otto vogatori e timoniere, rappresentanti delle due più prestigiose università britanniche, venne a due amici: Charles Merivale, studente presso l’ateneo di Cambridge, e Charles Wordsworth (nipote del poeta William Wordsworth), il quale era invece iscritto a quello di Oxford.

Così il 12 marzo 1829 Cambridge lanciò la sfida ad Oxford. La prima Boat Race della storia remiera ebbe svolgimento il successivo 10 giugno nella graziosa cittadina di Henley, nello Oxfordshire, e segnò la nascita del canottaggio agonistico per dilettanti. Nei giorni seguenti i giornali scrissero che migliaia e migliaia di curiosi si erano assiepati lungo le rive di quel tratto di Tamigi per assistere all’originale competizione.

La gara, secondo le cronache, fu interrotta subito dopo una prima partenza; al secondo “via”, Oxford si pose immediatamente al comando della regata, che andò poi a vincere in scioltezza. L’evento si rivelò un tale successo che gli abitanti del luogo pensarono bene di organizzare in seguito una propria competizione remiera, la quale a sua volta sarebbe presto diventata un’altro celebre appuntamento della disciplina del canottaggio: la Henley Royal Regatta.

Dopo la sua prima edizione la Boat Race venne trasferita a Londra, con partenza dal ponte di Westminster ed arrivo a quello di Putney (lunghezza del percorso: 5,3⁄4 miglia inglesi). Westminster, però, divenne presto sede poco adatta in conseguenza del crescente traffico fluviale e nel 1845 i punti di avvio e conclusione della manifestazione furono spostati, rispettivamente, a Putney e a Mortlake; da allora il percorso della regata, divenuto pari a 4 miglia e 374 yards inglesi (6.779 metri) da coprirsi con il favore della marea, non è più cambiato. La Boat Race si svolge tutt’oggi sulla falsariga delle prime sfide del XIX secolo, sebbene alcuni recenti fattori di “novità” abbiano forse reso un po’ meno “british” l’evento, suscitando tra l’altro accese polemiche in Gran Bretagna (cfr. oltre nel documento). La gara, comunque, è ormai diventata un avvenimento di interesse internazionale, che ad ogni edizione coinvolge svariate centinaia di milioni di telespettatori di ogni parte del mondo. Nel giorno in cui si svolge la competizione si calcola che non meno di 250.000 persone affollino le rive del Tamigi lungo il tradizionale percorso da Putney a Mortlake per provare “dal vivo” le emozioni offerte dai due equipaggi.

Horse Guards Parade

Durante il periodo degli Hanover, venne creata la Horse Guards Parade riempendo un’estremità del lungo canale, e venne usato inizialmente come terreno di adunata, e in seguito per le parate. Horse Guards Parade è ancora parte di St James’s Park.

Il parco mutò per sempre quando John Nash lo ridisegnò in uno stile più romantico. Il canale venne trasformato in un lago dall’aspetto naturale e nel 1837 l’Ornithological Society di Londra presentò degli uccelli al parco e costruì un cottage per un guardiano degli uccelli. Sia il cottage che la posizione del guardiano rimangono gli stessi ancora oggi. Clarence House venne disegnata per il Duke of Clarence, che in seguitò divenne William IV e fu anche la casa dell’ultima Queen Elizabeth, la Queen Mother.

Fuori Buckingham Palace si trova il Queen Victoria Memorial, che celebra i giorni del British Empire. Il memoriale include non solo la statua di marmo di Victoria e le figure lucenti della Vittoria, Coraggio e Costanza, ma anche i cancelli ornamentali donati dai Dominions (i paesi autonomi membri del Commonwealth britannico), cancelli australiani, sudafricani e canadesi.

Come sarebbe piaciuto l’ipad a Van Gogh…..

“Oh come sarebbe piaciuto l’iPad a certi artisti del passato, a Tiepolo, a van Gogh…”: parola di David Hockney, da molti considerato il più grande pittore inglese vivente e ora autore di un’originale opera realizzata proprio con l’iPad. A Hockney la Royal Academy of Arts di Londra dedica una grande mostra intitolata “A bigger picture”, un percorso lungo i suoi 50 anni di carriera come eclettico paesaggista che culmina in una “primavera” formata da 52 pannelli: un olio e 51 stampe di disegni fatti con le dita sullo schermo di un iPad. Grazie alla versatilità dell’app Brushes, Hockney dà vita ai colori dello Yorkshire, la regione natia riscoperta dopo oltre 30 anni vissuti in California: “L’unico svantaggio è che non senti la resistenza della carta alla matita o al pennello,” dice, “ma i vantaggi superano gli svantaggi”. La mostra è aperta fino al 9 aprile 2012.


Un esclusiva di Le Cercle: “M” a Cadogan Square. Visita a casa di James Bond?

Sono immagini mai viste in Italia: “M” Judi Dench a Cadogan Square sul set di Skyfall. Per chi non avesse familiarità con la capitale inglese, Cadogan Square ha l’aspetto di una piazza alberata, a due passi da King’s Road a Chelsea, dove, secondo la descrizione data da Ian Fleming nel romanzo “Al Servizio Segreto di Sua Maestà”, è situato l’appartamento di 007. ( Immagini esclusive di Le Cercle il club italiano di James Bond )

A Marzo un sexy Mr.Bond

Come di consueto ecco gli articoli che si potranno leggere nel prossimo numero di Mr.Bond in uscita su Livein Magazine il 20 Marzo 2012:

MR.BOND- N.14  ”BOND GIRLS LA SUA PASSIONE!!”

Editoriale :  tra le braccia di una Bond Girl…..
Di Ilario Citton

Tutte le volte di Miss Moneypenny
Di Andrea Carlo Cappi

Claudine Auger
Di Bob Ferrari

Maryam D’Abo
Di Carlo La Nave

Samantha Bond
Di Piero Cirino

Eva Green
Di Annalisa Giuseppetti

Ursula Andress
Di Ilario Citton

Quanto sei Bon(d) !!
Di Dario Pm Geraci

Barbara Bach
Di Anna Castelli

Go to Carnaby Street

Situata a pochi metri da Oxford Street e Regent Street, è un vero paradiso per gli acquisti in una piccola area pedonale, con circa 100 negozi.  Nella mitica Carnaby Street, dove 50 anni fa si incontravano il giovanissimo Mick Jagger e centinaia di ragazzine che imitavano Twiggy (la modella icona dei Sixties), nascono ancora nuove mode e look all’avanguardia. La sua presenza è testimoniata da più di 3 secoli nelle carte e gli annali di Londra, ma solo alla fine degli anni ’50 del ’900 Carnaby Street è diventata il centro di tendenza della moda internazionale, nell’epoca d’oro della swinging London. Alle porte del quartiere di Soho, con il vivace via vai di musicisti, artisti, scrittori e fotografi dei locali blues  della scena underground in piena evoluzione, Carnaby Street diventò presto la vetrina dell’immagine esteriore di quella cultura.
Nel 1959 John Stephen aprì il primo negozio di vestiti di Carnaby Street, che si chiamava “His clothes”. Per lui lavorò sperimentando sul design David Bowie, e presto molte bands si rivolsero ai sempre più numerosi negozi di moda della strada per studiare il loro look:  iBeatles, e gli Who solo per citare i più noti.
Insieme al fenomeno culturale e di costume, Carnaby street fu un fenomeno economico, fu la scoperta del mercato della moda giovanile. Stephen diventò celebre in tutto il mondo e potè aprire numerosi negozi a Londra e New York perché comprese le grandi possibilità del design creato sull’onda dei successi musicali e di costume e reso accessibile a tutti. E Carnaby Street a tuttoggi è la vetrina di tendenza per i giovani di tutto il mondo, a dimostrazione che l’intuizione dei designer di quell’epoca fu davvero significativa.

Fra i negozi della Kingly Court, Harriet Sanders  è una vetrina dei migliori talenti creativi della scena londinese: attualissime le borse del tailandese Rudi Joti e quelle in pelle nera di Gemma Johnson, i guanti in tricot di Rachel Esswood, i gemelli da polso in ceramica di Sonia Spencer. All’ora di pranzo, per un’insalata di zucchine e parmigiano si può tentare da Shampers, ambiente accogliente, con una buona selezione di bottiglie anche sotto le 20 sterline.  A pochi passi, all’11, il minuscolo Peckham Rye riconcilia con cravatte e farfallini anche chi ha messo tutta la vita solo maglie a girocollo: qui tutto è realizzato in seta made in England, cravatte di ogni colore e fantasia, morbide sciarpe indossate dai gentlemen della City.

Ampia scelta di mostre: alla Tate Britain (www.tate.org.uk) si visita fino al 16 maggio la retrospettiva di Chris Ofili: un viaggio coloratissimo attraverso il lavoro dell’artista inglese di origini nigeriane (Manchester, 1968) che scioccò, nel 1999, Rudolph Giuliani con il dipinto The Holy Virgin Mary (un’opera che appoggiava su due palle di sterco di elefante, simbolo di fertilità per l’artista). Poi i suoi quadri, diventati più decorativi ed eleganti, hanno rappresentato l’Inghileterra con successo alla Biennale di Venezia del 2003. Ma la rassegna del momento è Carnaby Street: 1960-2010 , allestita al 38 di Carnaby Street e dedicata alla storia della via. Il racconto, sotto vetro, si dipana per oltre quattro secoli, dal Seicento a oggi, narrando, per esempio, le fortune di negozi come His Clothes, aperto da John Stephen prima in Beak Street e poi in Carnaby Street, meta obbligata per i Beatles e i Rolling Stones. In occasione delle celebrazioni del cinquantennio è previsto anche un live music a giugno e una sfilata di moda a settembre. In vendita il volume, a tiratura limitata, Carnaby Street: 1960-2010 con immagini del celeberrimo fotografo degli anni Sessanta, Philip Townsend.

Sbuffi di fumo a Londra

Forse non saranno politically correct e continueranno a essere additati come schiavi di un’insana passione. Ma, nonostante i continui appelli di governi, ministeri della sanità e associazioni contro il fumo, e nonostante la crescente messa al bando del tabacco da luoghi pubblici e privati, i fumatori sono in aumento e a Londra sembrano ora aver trovato il loro refugium peccatorum. La nuova moda per nulla salutare ha però un diktat molto preciso: niente sigarette, ma solamente sigari, in particolare cubani. E nella capitale britannica aprono un po’ ovunque i negozi dedicati a questa antica passione dei gentlemen e si inaugurano cigar-bar per permettere ai palati (e laringi) raffinati di gustare innumerevoli tipi di sigari diversi, tutti rigorosamente di altissima qualità. Il ristorante Che (23 St. James street, tel. 0044.207.7479380) vanta, oltre a un cibo sofisticato e a un servizio impeccabile, anche una saletta privata in cui si possono acquistare e fumare sul posto fino a settanta qualità di sigari, tutti conservati in enormi scatole umidificate per preservarne intatto l’aroma. Stesso stile al Macanudo Fumoir (55 Brook street, Mayfair, tel. 207.6298860), autentico bar cubano che offre oltre ai sigari anche un’invidiabile selezione di rum. A pochi passi dal ristorante Che si può trovare anche il famoso Davidoff London (35 St. James street, tel. 207.9301361), probabilmente il negozio più fornito in città. Perle dello stock sono, oltre ai rinomati Havana, i sigari provenienti dalla Repubblica Dominicana. Il più antico e tradizionale negozio di sigari è però Shervingtons Olde Tobacco Shop (337 High Holborn) che vanta clienti prestigiosi nel mondo della finanza e dei media che richiedono varietà come Monte Christos, Petit Corona o Cohiba Robustos. Da Tomtom (63 Elizabeth street, Belgravia, tel. 207.7301790), invece, si trovano gli accessori indispensabili per ogni fumatore appassionato: accendini, posacenere ed eleganti portasigari contenenti dai dieci ai trenta pezzi, con nomi affascinanti quali “Romeo y Julieta Exhibition n. 4″ o “Hoyo de Monterrey Epicure n. 2″. Qui si possono anche acquistare scatole umidificatrici fatte a mano, che forniscono l’ambiente ideale per conservarli. Come il vino, infatti, anche i sigari migliorano con il tempo e devono perciò essere mantenuti in perfetta forma grazie a un ambiente fresco e umidificato al punto giusto. Fumare sigari è diventata poi l’ultima manìa dei private club londinesi, che offrono ai loro membri sale riservate in cui gustarsi tabacchi provenienti da lontano. Pare che anche l’attrice Kate Winslet non li disdegni affatto, tanto da meritarsi il titolo di “Britain’s most smoker-friendly celebrity”. Infine uno degli oggetti di culto più ambìti nel mondo dei fumatori è stato recentemente battuto all’asta da Christie’s: una scatola di sigari autografata da Fidel Castro. Il prezzo cui è stata acquistata supera le 200 mila sterline (circa 290 mila euro). E l’acquirente si è giustificato dicendo che si trattava di un’asta di beneficenza.

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